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Dirigenza Area 1 Stato - Enti Pubblici non economici - Aziende |
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Alle Segreterie regionali FP-CGIL Venerdì
26 settembre siamo stati convocati all’Aran in merito all’accordo
sulla sequenza contrattuale, siglato il 17 dicembre 2002. In
quella sede abbiamo scoperto che il Ministro della Funzione Pubblica
interpreta sempre più liberamente le procedure per la stipula dei CCNL,
previste dal D.Lgs.165/2001. Dopo nove mesi fa sapere che intervenire
sulla parte normativa è inopportuno perché il quadriennio è ormai
terminato (di chi è la responsabilità di tanto ritardo?), mentre la
parte economica si deve rivedere, perché l’accordo non è intervenuto a
perequare le differenze esistenti tra i Fondi dei vari ministeri. Il
problema delle tabelle non rispondenti alla reale retribuzione percepita,
che non permise di sottoscrivere un’intesa più soddisfacente, non è più
tale: il Tesoro ne ha fornite all’Aran di nuove! La
FP-CGIL ha confermato il contenuto dell’intesa raggiunta a dicembre,
ricordando che la scelta fu quella del male minore, per evitare di sommare
ingiustizie a disuguaglianze. Altre Organizzazioni Sindacali hanno chiesto
di non dividere in due l’accordo, rendendosi disponibili a ridiscutere
la parte economica. Ovviamente chi non aveva sottoscritto l’intesa si è
dichiarato contento per la situazione in cui si trovano i Dirigenti dei
Ministeri: ancora senza accordo! Siamo
di fronte ad alcuni fatti concreti e a scenari possibili. Il
primo fatto concreto è che la sequenza contrattuale non è ancora
conclusa, quindi le nuove regole non si applicano e l’incremento, seppur
minimo, continua a non essere erogato (almeno il Ministro Tremonti sarà
contento). Il
Ministro Mazzella vuole decidere, di un accordo legittimamente siglato con
l’Aran, quale parte può andare bene e quale no, modificando, pertanto,
la natura pattizia dei CCNL. Le
nuove tabelle fornite dal Tesoro, a detta dell’Aran, non sono
immediatamente utili alla eventuale riapertura del negoziato, né,
parrebbe, prendano in considerazione le somme derivanti da provvedimenti
di legge. Proprio il punto che aveva reso impossibile una chiusura diversa
della trattativa.
A questo punto
il Ministro ha due scelte possibili: approvare così com’è l’accordo
legittimamente siglato oppure bocciarlo, formalmente o in termini
sostanziali, rimandandolo all’Aran. In
questa seconda ipotesi non è facile comprendere cosa potrebbe succedere
rispetto allo specifico accordo, soprattutto riguardo ai tempi, più
semplice capire che il Governo persegue una politica di regolazione del
rapporto di lavoro decisa per via imperativa, negando la contrattazione.
Non è un caso che adesso tocchi ai dirigenti: la legge 145/2002 non era
un episodio.
p. Dipartimento sindacale FP-CGIL
(A.Garzi)
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