FP CGIL    

 CISL FPS

         UIL PA

 


SEGRETERIE NAZIONALI

 

 

 

 

 

 

Roma, 28 maggio 2002

 

Il Disegno di Legge, presentato dal Governo, di riforma della dirigenza, che sarà in discussione alla Camera nei primi giorni di giugno, per quella che appare l’approvazione definitiva, comporterà un ritorno al passato, incoerente e dannoso per il processo di modernizzazione, trasparenza e imparzialità della Pubblica Amministrazione nel nostro Paese.

            Le due direttrici lungo le quali quel processo si era mosso, la separazione tra politica e gestione, nonché la contrattualizzazione del rapporto di lavoro dei dirigenti – realizzatosi con il CCNL 1998/2001, sono ridotti ai minimi termini. 

            La decadenza automatica di tutti gli incarichi dirigenziali di livello generale dei Ministeri, delle Aziende e, con una modifica dell’ultima ora,  anche degli Enti Pubblici, nonché di tutti i Direttori Generali di questi ultimi, anche non di livello dirigenziale generale, evidentemente realizza la sottomissione della gestione della cosa pubblica al potere politico. Né si può spiegare la gravità di questa decisione con la pratica del cambiamento dei vertici con l’insediamento di un nuovo Governo – pratica conosciuta in tutti i paesi – poiché il D.lgs.165/2001 già prevedeva un meccanismo simile, più rispettoso della professionalità degli alti dirigenti, con la possibile revoca dell’incarico solo per i Segretari Generali e Capi Dipartimento dei Ministeri.

              Che dire del Contratto di Lavoro al quale sono sottratte materie importanti ai fini di una valutazione dell’azione del dirigente, anche di seconda fascia, come la durata del contratto stesso, senza un limite minimo che consenta il dispiegarsi della capacità progettuale e d’innovazione, oppure la definizione degli obiettivi che possono essere modificati in corso d’opera, unilateralmente da parte di chi ha affidato l’incarico.

             Non possiamo assistere immobili e silenti al danno che si sta provocando, non solo nei confronti dei dirigenti stessi, ma per l’intero Paese, che si troverà di fronte ad una dirigenza non più in grado di garantire l’imparzialità, la terzietà che insieme all’efficienza sono caratteristiche fondamentali per una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini.

            Abbiamo quindi deciso di promuovere alcune iniziative, per contrastare questa deriva, a partire da una lettera da inviare al Presidente della Repubblica, garante delle istituzioni, che chiediamo a tutti i dirigenti di sottoscrivere.

FP CGIL

CISL FPS

            UIL PA

Armuzzi

Tarelli              

Bosco

  

 

 

Al Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
Palazzo del Quirinale

 

Signor Presidente,
nei prossimi giorni il Parlamento approverà in via definitiva il Disegno di Legge sulla riforma della dirigenza pubblica che determinerà la decadenza automatica degli incarichi in corso conferiti dal precedente Governo. E’ noto che si tratta di incarichi regolati da contratti di lavoro regolarmente registrati dalla Corte dei Conti.

Non ci muove, nello scriverLe, l’eventuale ricaduta delle nuove disposizioni sulle nostre personali carriere, sulle nostre legittime aspettative professionali ed economiche.

E’ una preoccupazione che esiste ma non è la principale.

Siamo nati come servitori dello Stato, degli interessi generali dei cittadini, e continueremo ad esserlo accettando anche ciò che chi può intenderà fare circa la conferma o meno del nostro incarico.

Quelle norme ci mortificano profondamente nella concezione stessa della nostra etica personale e dell’esercizio della funzione istituzionale che siano stati chiamati a svolgere nel nostro Paese.

Noi siamo consapevoli che, al di là di quelle che possono essere le nostre personali convinzioni, il primo compito nell’esercizio delle nostre funzioni è attuare nel miglior modo possibile l’indirizzo politico ricevuto. Ciò che ci sconcerta, in primo luogo come cittadini, è che il criterio della competenza professionale potrebbe essere superato dall’obiettivo di realizzare la vicinanza politica delle più alte cariche delle amministrazioni pubbliche.

Sarebbe una grave lesione non solo ai diritti delle persone, alle loro dignità professionale ma soprattutto alle istituzioni che esse rappresentano.

Noi abbiamo inteso, e praticato, la nostra funzione tecnica come garante dell’imparzialità e della competenza nei confronti del potere politico e nel rispetto dei diritti dei cittadini.

Le norme di tutela, il ruolo della contrattazione, le profonde trasformazioni registrate in oltre un lustro in un settore sul quale spesso si erano sollevate critiche, per il connubio che si era determinato in diversi casi con la gestione politica, hanno inteso rafforzare questo ambito di imparzialità nel solco delle migliori e più avanzate tradizioni europee.

Ebbene, proprio questo è l’elemento che rischia di cadere mentre si rafforza enormemente, con le norme sopra richiamate, il controllo della politica su questa funzione.

Vede, Signor Presidente, ci riferiamo ad ogni politica perché il nostro non è un discorso di parte.

Tanto avvertiamo il bisogno di comunicarLe, nella certezza che Lei troverà le forme più opportune per far si che le decisioni dei governi di oggi e di domani non siano lisive del principio di imparzialità che la Costituzione pone a fondamento dell’azione pubblica a difesa effettiva dei diritti dei cittadini.

La lettera è firmata da dirigenti attualmente in servizio nell’apparato amministrativo della Repubblica