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I Dirigenti e lo Stato
Un primo bilancio di quello che ha comportato la c.d. Legge Frattini e una previsione di quello che potrà comportare è ormai possibile. Partiamo dall’effetto numerico, ormai chiaro a dispetto di quello che Frattini ha cercato di sostenere davanti all’opinione pubblica, per accreditare l’idea di un’applicazione moderata, quindi ragionevole, da parte del Governo di questa legge che ha l’obiettivo preciso di asservire la dirigenza. Oltre il 60% del totale dei dirigenti di prima fascia (450 posti di dirigenza generale) sono stati rimossi dagli incarichi. Siamo lontani da quel 15% individuato da Frattini come il massimo possibile. Certamente per arrivare a questo dato abbiamo guardato dietro la facciata. Non ci siamo limitati a conteggiare gli incarichi di studio, palese rimozione, che già da soli hanno riguardato il 10% della dirigenza in questione. Un buon numero dei cosiddetti incarichi equivalenti è di rango inferiore, per esempio compiti di generica consulenza a chi, prima, dirigeva le strutture strategiche del ministero. Per finire molti incarichi confermati erano stati attribuiti pochi mesi prima della fatidica data del 7 ottobre, quindi assegnati dall’attuale compagine governativa. Questi numeri, di per sé, rendono improponibile l’analogia con la precedente legge, c.d. Bassanini. Non solo la platea potenziale era molto diversa, 50 incarichi invece di 1000 (comprensivi dei Direttori Generali degli Enti), ma che negli effetti fu diversa, 5 rimozioni a fronte di oltre 280, non già per la bontà d’animo del Governo ma per la ratio e il contenuto della norma stessa. D’altronde se questa legge fosse uguale a quella precedente non si capirebbe perché fosse necessaria emanarla, senza che sia stato possibile per il Sindacato avere un confronto vero sulla questione, neanche una virgola è stata modificata durante il rapido iter parlamentare. D’altro canto quella Legge, a differenza di questa, aveva favorito la regolazione per via contrattuale della dirigenza, anche di prima fascia. Reso pubblico e chiaro l’effetto, facciamo un passo indietro per evidenziare lo spirito del provvedimento e quindi l’idea che questo Governo ha, su questo aspetto, del rapporto tra Cittadini e Stato e tra Governo e Stato. "I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialità dell'amministrazione." Così recita il primo comma dell’art.97 della Costituzione. Possiamo affermare che questo principio viene meno in una situazione in cui la dirigenza è legata mani e piedi al Governo. I cittadini non sono più portatori di diritti che le Pubbliche Amministrazioni devono garantire, anche attraverso l’imparzialità della loro azione, ma ricoprono il ruolo di sudditi. A questo si aggiunga che, il sistema di spoil system introdotto comporta che i dirigenti non sono più servitori dello Stato ma servi del Governo. Si modifica, quindi, in profondità una parte del modello di Stato che i padri fondatori della Repubblica avevano immaginato, che si stava realizzando, compiutamente, dopo tanti anni d’impegno, in primo luogo, del sindacato. L’azione della FP-CGIL, insieme alla CGIL, tesa a contrastare questa legge, ma soprattutto questa idea della pubblica amministrazione, nonché il ruolo e la funzione della dirigenza pubblica, si sta sviluppando su due direttrici. La prima è quella della tutela legale, con l’ausilio degli uffici giuridici, non gestita direttamente né come ricorrenti, ma sviluppando un ruolo organizzativo e di supporto. La seconda, facilitata dalla prima, è quella di un intervento politico e contrattuale dentro le Amministrazioni, prendendo pubblicamente posizione contro questi provvedimenti, richiamando il rispetto delle regole contrattuali, favorendo così l’aggregazione dei dirigenti che non si rassegnano all’idea di un dirigente pubblico che lavora per il padrone di turno piuttosto che per la collettività. Sappiamo che questo lavoro è difficile, sia perché, storicamente, la nostra organizzazione in questi luoghi di lavoro non si è rapportata in modo costante con questi lavoratori; sia perché, troppo spesso, i dirigenti hanno pensato che la contrattazione, e quindi il ruolo del sindacato, potesse rappresentare un danno per loro; sia perché molti dirigenti si sono schierati a fianco del Governo. Questo lavoro, però, sta cominciando a dare i primi frutti. L’attenzione nei riguardi della nostra Organizzazione per la coerenza che anche in quest’occasione stiamo dimostrando, sta aumentando, a differenza di quanto accadeva fino ad un paio di mesi addietro e nonostante le intimidazioni cui oggi i dirigenti sono sottoposti. D’altronde, è ormai chiaro che gli effetti della Legge Frattini non si limitano alla norma transitoria che consente le epurazioni; produce un sistema di controllo e subordinazione che si ripercuote, a cascata, su tutti i livelli dell’organizzazione. In questi giorni stiamo assistendo ad analoghi interventi sui dirigenti di seconda fascia, soggetti alle decisioni dei dirigenti generali nominati con il nuovo sistema, che sono, quindi, portatori di una nuova cultura del rapporto tra politica e gestione. E’ stata eliminata la separazione introdotta all’indomani di Tangentopoli, attraverso il Decreto Legislativo 29/1993 (oggi 165/2001).
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