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Quali prospettive per il futuro dell’ETI
Il titolo, della riflessione che vi proponiamo oggi è: Quali prospettive per il futuro dell’ETI. Sappiamo bene che questa è una visuale molto parziale rispetto al settore dello spettacolo, in generale, ma anche del settore teatrale in particolare. Pur tuttavia non rinunciamo ad affrontare questo aspetto proponendo una discussione che si basa, per noi, su alcuni punti fermi:
· la natura pubblica dell’Ente · la sua missione · l’assetto istituzionale.
Si è aperto nel nostro paese, da un po’ di tempo, un dibattito che ha messo in discussione la necessità di enti o aziende pubbliche in molti settori o in parte di essi, chiedendosi se fosse più funzionale l’intervento privato. Questo dibattito negli ultimi due anni è stato rovesciato, affermando, nella Legge Finanziaria valida per il 2003 e riconfermandolo successivamente, che tutti gli enti dovessero trasformarsi in strutture private, salvo quelli espressamente ritenuti utili. E’ un’impostazione che il sindacato ha contestato poiché siamo convinti che la presenza del pubblico è il punto di partenza per garantire i diritti di cittadinanza in questo paese. Il fatto che, proprio in questi giorni, il Dipartimento per la Funzione Pubblica stia redigendo il regolamento applicativo della citata Legge Finanziaria mantenendo sostanzialmente lo status quo, non ci rassicura. Ancora vivo è il ricordo della privatizzazione del CONI, che avvenne tramite un Decreto Legge presentato nottetempo. Quindi il tema della difesa della natura pubblica dell’ETI rimane per noi un punto di attenzione importante. Perché pensiamo che l’ETI debba rimanere pubblico? Non è, banalmente, come qualcuno potrebbe pensare per una questione di tutela dei lavoratori. I pubblici dipendenti hanno il posto garantito, hanno maggiori tutela negli aspetti normativi, in fondo possono anche non lavorare troppo. Niente di tutto questo. Il sindacato è in grado di tutelare i diritti dei lavoratori anche nei settori privati, non solo la SLC-CGIL opera con contratti di lavoro privati ma la stessa FP-CGIL sottoscrive molti contratti privati ed ha gestito molte trasformazioni. Il punto è un altro. E’ l’idea di un teatro come servizio pubblico che consideri il sostegno non come assistenza ma come investimento per lo sviluppo. E’ la grande questione del Welfare della cultura con le sue ragioni profonde, legate al pluralismo e alla democrazia. Ovviamente dopo l’assunto della natura pubblica dell’Ente, è il sindacato stesso che si preoccupa di quale deve essere il ruolo dell’ETI nel settore del teatro e cosa si deve fare per realizzarlo. Per noi l’ETI deve svolgere funzioni altamente specifiche a servizio del teatro, compiendo in via definitiva il passaggio da una pratica fortemente distributiva ad una più attenta interpretazione delle finalità di diffusione della cultura teatrale, realizzando forme di promozione nei territori e a livello internazionale, esemplari in termini di sussidiarietà e rappresentatività. Per fare questo si deve evitare qualsiasi sovrapposizione di funzioni con altre istituzioni centrali e periferiche e anzi l‘Ente deve esercitare una funzione di raccordo nel concorso tra Stato, Regioni ed Enti Locali, nel generale ridisegno del sistema teatrale nazionale, attraverso il metodo della concertazione e della pianificazione integrata, il più indicato, a nostro giudizio, per fare sviluppo. In questo quadro, quindi, l’ETI può e deve essere il catalizzatore nell’interazione tra operatori culturali nei territori, enti locali e investimenti statali, soprattutto mettendo in rete le azioni locali che si distinguono per qualità e rilevanza nazionale, favorendo il “fare sistema”. Non proponiamo una gestione diretta, ma la creazione di condizioni per l’attività degli operatori, fornendo un punto di vista e una capacità di riequilibrio che solo una funzione centrale può garantire. Non stiamo parlando di fantascienza, perché negli anni passati queste cose sono state fatte. Il Progetto Aree Disagiate che, ricordiamo, è stato uno dei 100 premiati nell’ambito dell’iniziativa “Progetti al Servizio del Cittadino”, rappresenta un interessante sperimentazione. Proponiamo che sia il modello d’intervento. Un modello basato sulla pianificazione “bottom-up”, attraverso, quindi, un coinvolgimento delle strutture sul territorio, la pratica della multidisciplinarietà, l’approccio di contesto, la considerazione del teatro come fenomeno di aggregazione sociale e di crescita economica e di sviluppo. In questo quadro crediamo si possa porre, senza pregiudiziali, anche la questione dei Teatri dell’ETI, vissuti come zone franche, luoghi vivi ed accoglienti di visibilità delle politiche nazionali, in grado di offrire agli spettatori una varietà di servizi, sotto il segno di una pluralità di linguaggi, tesa a conquistare sempre più nuove fasce di pubblico. Altre funzioni possono, anzi nella nostra proposta dovrebbero, essere svolte dall’ETI per sostenere e qualificare il settore: · la gestione di fondi perequativi a fronte degli squilibri nella domanda e nell’offerta di cultura teatrale in ambito nazionale; · la creazione di un centro studi permanente di analisi e di strategie per lo spettacolo dal vivo, che sia di stimolo a forum e dibattiti sullo stato di sistema; · il recupero e il potenziamento delle funzioni di monitoraggio del sistema teatrale e di centralizzazione delle informazioni; · la promozione di progetti di contesto, con particolare riguardo alla educazione ed alla esperienza teatrale ed artistica nelle scuole e nelle università; · la formazione come ampliamento delle opportunità individuali di crescita, in relazione a nuovi profili professionali a partire dallo specifico teatrale, anche al servizio di realtà teatrali nel territorio; · l’allargamento dell’area del confronto culturale e artistico in ambito europeo attraverso lo sviluppo delle relazioni internazionali al servizio e per il sostegno della nostra cultura in un contesto internazionale. Realizzazione quindi di protocolli d’intesa tra governi, avvio di partenariati istituzionali, sviluppo dei rapporti con organismi di altri paesi. Creare, quindi, le condizioni favorevoli alla circolazione di opere ed artisti. Per svolgere queste funzioni e per realizzare questi obiettivi è necessario che il Governo stanzi le risorse necessarie. Si deve scegliere. La cultura è un settore in cui si investe o un settore nel quale cercare di risparmiare?
L’attività dell’ETI non può ridursi alla programmazione dei quattro teatri gestiti. Questo invece dice il bilancio 2004. Solo per citare alcune delle attività scomparse: · la diffusione sul territorio nazionale del Teatro di prosa in partnership con i circuiti regionali territoriali (più di 300 recite annue); · la diffusione sul territorio nazionale del Teatro di ricerca in partnership con i teatri stabili di innovazione e ricerca (circa 150 recite annue); · “Il tempo dello spettatore” progetto di diffusione sul territorio nazionale del Teatro ragazzi, in partnership con i teatri stabili di innovazione per l’Infanzia e la Gioventù (più di 300 recite annue); ed altri ancora. Abbiamo detto all’inizio che annettiamo importanza anche all’assetto istituzionale dell’Ente. Vogliamo indicare due prerequisiti: · occorre che la gestione sia assolutamente trasparente. Mentre per un’azienda privata questo è un elemento etico, per un’amministrazione pubblica è un obbligo; · nelle designazioni degli Organi bisogna evitare conflitti d’interesse. Sul punto più propriamente dell’assetto, pensiamo che per svolgere appieno quel ruolo di raccordo tra i diversi livelli istituzionali, a cui prima abbiamo fatto riferimento, una riforma degli organi dovrebbe prevedere, per il CdA, nomine in rappresentanza del sistema delle autonomie locali. Non chiediamo solo appoggi esterni, oltre che interventi del Governo, per sostenere le nostre proposte. Continueremo a svolgere il nostro ruolo intervenendo sui processi di riorganizzazione dell’Ente con un’unità di azione tra SLC-CGIL e FP-CGIL, in collaborazione con le altre organizzazioni sindacali che operano nell’ETI. Così come ci poniamo l’obiettivo, tra gli altri, dell’unicità del trattamento contrattuale per i dipendenti, oggi inquadrati in modo diverso. Tutti i lavoratori, allo stesso modo, sono una risorsa importante per l’ETI e per il settore teatrale. Abbiamo voluto organizzare questo convegno per fare uscire dall’interno dell’ETI una discussione che secondo noi interessa tutto il settore del teatro, ma anche perché non permetteremo che l’ETI muoia per asfissia. Ringraziamo tutti coloro i quali vorranno discutere con noi su questi temi anche sostenendo idee diverse dalle nostre.
Roma 25 giugno 2004 Alfredo Garzi
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